giovedì 16 febbraio 2012

Usare la mappa documento in Word

Qualcuno di voi ha già usato la mappa del documento? In Word 2003 la troviamo sotto il menu Visualizza-Mappa documento; in Word 2007 sul nastro Visualizza e poi basta spuntare Mappa documento. Bene. E ora, direte voi? Forse ai più sarà solo comparso sulla sinistra un riquadro vuoto, o magari con qualche frase del vostro documento. Boh! A che cosa mi serve? Come tutte le cose, funzionano bene solo se... usate bene! La mappa documento serve a visualizzare la struttura del vostro documento, identificata da Word in base ai titoli presenti nel vostro documento, apparentemente scelta in modo casuale. Eh già e come faccio a far capire a Word quali sono i miei titoli? La soluzione si ottiene se usiamo gli stili. Una semplice prova? Scriviamo il testo di Word che vedete nella figura. Naturalmente, un qualunque testo va bene :-)
Ora, posizioniamo il cursore su Capitolo 1 e poi applichiamo lo stile Titolo 1 (se avete Word 2007 lo potete fare cliccando in alto a destra sul nastro Home e poi scegliendo Titolo 1; con word 2003 in alto a sinistra sulla barra degli strumenti Formattazione vedrete una casella con scritto dentro Normale+... aprite l'elenco e scegliete Titolo 1). A questo punto dovreste vedere che nella Mappa documento è comparso Capitolo 1. Ora dove abbiamo scritto Capitolo 1.1 posizioniamo il cursore e applichiamo lo stile Titolo 2: come prima, vedrete che ora compare Capitolo 1.1 nella mappa documento, visualizzato come sotto livello di Capitolo 1 (un po' come accade in Esplora risorse se avete cartelle e sottocartelle). Carino, vero? In conclusione, se il nostro documento è lungo e ben strutturato, la mappa documento diventa un comodo strumento per navigare all'interno del nostro testo. Infatti, facendo clic su una delle voci presenti nella mappa documento, sarà visualizzata la pagina che contiene il titolo su cui avete cliccato.  
La mappa documento risulta utile solamente se state utilizzando gli stili nel vostro documento. Come dire che non usare gli stili in Word vuol dire perdere molto della sua efficacia!

Emanuele

lunedì 13 febbraio 2012

Come eliminare i doppioni in Excel

Non mancano post sulla rete che spieghino come eliminare i valori ripetuti, così ho deciso di fornire il mio contributo. In Excel 2010 il nostro problema sarebbe molto semplice da risolvere, perché esiste un comando che ci aiuta. Noi troveremo una soluzione che va bene in qualunque versione di Excel, imparando a usare la funzione CONTA.SE.
Supponiamo di avere un elenco con i nomi delle città ordinate alfabeticamente (è importante che i valori siano ordinati, perché in tal modo i valori ripetuti vengono a trovarsi in celle adiacenti). Ora, se vogliamo eliminare i valori che occorrono più di una volta, dobbiamo comunque lasciarne almeno uno, ovviamente :-). Una possibile soluzione al problema è quella di usare la funzione CONTA.SE, con un piccolo artificio. La funzione ha due argomenti: l'intervallo e i criteri. L'intervallo corrisponde alle celle da contare, i criteri determinano quali celle saranno contate. Facciamo un esempio: se in B3 scriviamo:
= CONTA.SE(A4:A15;"Ancona")
otteniamo come risultato 2, ossia Ancona compare 2 volte nell'elenco.
Primo passo: cerchiamo di avere nella colonna B, accanto a ogni valore della colonna A il numero di volte in cui compare. Otteniamo il risultato scrivendo nella cella B4:
=CONTA.SE($A$4:$A$15;A4)
Attenzione ai dollari, che impostano il riferimento assoluto. Ora ricopiamo la formula nelle celle sottostanti e otteniamo il risultato in figura.
Bene, ora sappiamo quante volte sono ripetuti i nomi delle città, però non abbiamo modo di eliminare i ripetuti, lasciando il singolo valore. Alla fin fine, voglio ottenere Ancona, Genova, Milano ecc.

Secondo passo: A tale scopo, dobbiamo modificare leggermente la nostra formula, in modo da ottenere questo:
come vedete, accanto al nome di ogni città compare un numero che segnala se è la prima occorrenza, la seconda, la terza ecc. La formula da usare è la seguente: in B4 scriviamo:
= CONTA.SE($A$4:$A4;A4)
Molta attenzione ai dollari!
Fatto? Ottimo. Siamo ormai vicini alla soluzione: adesso si tratta di riuscire a eliminare tutte le righe che hanno un valore diverso da 1, che poi significa un valore maggiore di 1.
Terzo passo: Per farlo è sufficiente impostare un filtro automatico sulla colonna Ripetuti e nel filtro personalizzato visualizzare solo le righe in cui Ripetuti è maggiore di 1.
Quarto passo: A questo punto è sufficiente selezionare le righe che rimangono visibili e cancellarle.
Quinto passo: selezioniamo le righe restanti e ordiniamo in ordine alfabetico sulla colonna Elenco.

 Se non vi siete persi... abbiamo imparato a usare la funzione Conta.Se, con un piccolo artificio grazie all'uso dei riferimenti assoluti e relativi, e siamo riusciti a eliminare i doppioni dal nostro elenco.
Troppo difficile? Ormai i lettori di didaLGo stanno diventando dei knowledge workers...!
Buon lavoro a tutti
Emanuele

venerdì 3 febbraio 2012

Calcolo data ricevuta del pedaggio

Il mese scorso ho dovuto prendere l'autostrada e ho richiesto l'emissione dell'attestato di transito. Immaginavo di trovare stampata la data e l'ora e invece, con mio stupore, c'era solo l'ora. La data è espressa come un numero progressivo. Nel caso che vedete nell'immagine il giorno è il 356. Bene. E che giorno sarebbe? Ricorriamo a Excel per una rapida soluzione del problema, a meno di avere un calendario che indichi il giorno progressivo sull'anno o chissà, magari qualcuno di voi lettori avrebbe un'altra soluzione?  In Excel possiamo digitare in una cella, per esempio A1, il primo dell'anno, nel mio caso 1/1/2011. Poi in A2 digitiamo 356. E in A3 dobbiamo solo più fare la somma, ossia digitare =A1+A2.
Risultato: 23/12/2011. Mmm.. be', certo potrebbe essere giusto, in realtà mi ricordo che ero andato il 22/12/2011! E come mai questo scarto? Attenzione! Perche' Excel non calcola anche il giorno di partenza, ossia 1/1/2011, ma comincia a contare dal giorno 2. Perciò bisogna sottrarre 1 al risultato finale. La formula corretta da inserire in A3 è:
=A1+A2-1
Qualche dubbio? Un esempio più facile da verificare. Se sull'attestato di transito risulta scritto 5, significa che sono passato il 5 gennaio. Ma se io aggiungo 5  a 1/1/2011 ottengo 6/1/2011, perché non viene contato il primo giorno.
Spero di avervi chiarito le idee... :-) e soprattutto di avervi fatto notare che, come al solito, bisogna controllare!! sempre! Excel, alla fin fine, esegue i calcoli che gli diciamo di fare... ma non è che ragioni... ;.-)

Emanuele

lunedì 23 gennaio 2012

TAG CLOUD, le nuvole di etichette


Eccoci alla terza "parola" del Web 2.0 di cui condividere il significato: TAG CLOUD.
Nell'immagine proposta in questo articolo possiamo vedere una delle più "famose" nuvole di tag presenti sul web, quella del Web 2.0 presente su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/File:Web_2.0_Map.svg).

Ma vediamo insieme di cosa si tratta. Ci facciamo aiutare dalle definizioni presenti su due interessanti libri (che vi consigliamo di inserire nella vostra cara biblioteca):

"Un’evoluzione del concetto di tag è costituita dalla cosiddetta TAG CLOUD (letteralmente , nuvola di tag). Una parte dello schermo piena di parole in successione alfabetica con caratteri di grandezza diversa. Ognuna di queste parole è un tag, naturalmente dotato di link, e appare una sola volta all’interno della nuvola; la dimensione del carattere assume una particolare rilevanza dato che è direttamente proporzionale alla “importanza” del tag.
Come si misura questa importanza?
Ci sono due possibilità: in relazione alla frequenza di utilizzo all’interno del sito in cui la tag cloud è contenuta. In sostanza più un tag è stato adottato, più le dimensioni del carattere per esso utilizzato all’interno della nuvola saranno rilevanti.
L’altra possibilità di utilizzo è in relazione al numero di consultazioni che quel tag ha ricevuto nel tempo. Quindi, quanto più popolare sarà risultato il tag (e – più in generale – gli argomenti cui fa riferimento), tanto più i caratterei con cui sarà riportato all’interno della nuvola saranno grandi."
(RICCARDO DI BARI, “L’era della Web Communication – Il futuro è adesso”, Tangram Edizioni Scientifiche Trento 2010, pag. 69)

La TAG CLOUD o nuvola di tag, è una raffigurazione delle etichette o keyword utilizzate sui portali web presenti in internet. Le nuvole di tag sono un metodo per illustrare i contenuti dei siti in funzione dell’importanza delle parole chiave ricercate. L’importanza è data, solitamente, dalla tipologia di font utilizzata dalle parole ricercate. In sostanza, un font di dimensioni maggiori acquisisce un valore maggiore rispetto a una parola che utilizza un font di dimensioni ridotte. Il tag cloud ha il vantaggio di offrire velocemente all’utente un elenco delle attribuzioni (argomenti o parole chiave) che sono stati assegnate all’oggetto dai vari utenti che lo condividono. […] È importante ricordare che i tag corrispondono a dei link (collegamenti) che consentono al fruitore una navigazione mirata e veloce. 
(ANTONIO TETI, “Il futuro dell’Information & Communication Technology – Tecnologie, timori e scenari futuri della global network devolution”, Springer-Verlag Italia 2009, pag. 127)


Se vogliamo provare a realizzare delle tag cloud possiamo usare diversi servizi gratuiti presenti online. 
Tra questi cito il mio preferito ovvero WORDLE (già recensito su didaLGo - clicca QUI), TAGUL (clicca QUI), TAG-CLOUD GENERATOR (clicca QUI), TAGXEDO (clicca QUI).

Non ci resta che provare a rendere nuvola di tag le nostre parole chiave.

Buone nuvole...



POST CORRELATI:

Spostarsi all'interno di un documento Word

Allora, vediamo un po'... chi riconosce questa immagine? Avete capito da dove viene? diciamo che il titolo del post dovrebbe aiutarvi.. ;-) Siamo nell'angolo in basso a destra della finestra di Word, subito al di sotto della barra di scorrimento verticale. Giochiamo un po' alla settimana enigmistica. ricordate Caccia al particolare? Ecco... qualcuno forse ha notato che sul proprio computer le frecce dell'immagine in questione sono nere. Talvolta però diventano blu. Mmmm... sta diventando una cosa un po' contorta? Ma no! Quando sono nere, è l'impostazione predefinita. Ossia, se facciamo clic sulle due frecce in alto, sopra al pallino, ci spostiamo alla pagina precedente, sulle due frecce in basso ci spostiamo alla pagina successiva. Qualcuno forse l'ha già fatto. Ok. E quando diventano blu, che osa significa? In tal caso, quello che accade facendo clic sulle due frecce dipende da che cosa abbiamo fatto nelle ultime operazioni. Per esempio: se faccio una ricerca nel mio documento (modifica-trova), noterete che le frecce diventano blu. A questo punto cliccandoci sopra vado all'occorrenza precedente o successiva della mia ricerca. Un po' come se facessi Trova successivo, o come se facessi trova precedente (che però non esiste; oitrei farlo solo modificando le opzioni della ricerca e impostando Cerca: Su). Recentemente l'ho utilizzato perché facendo la revisione di un documento pieno di note, mi era utile passare da una nota all'altra.
Molto semplice! si fa clic sul pallino e compare così un elenco di possibili oggetti da "sfogliare". Quello delle note a piè pagina è il terzo della seconda fila. Quindi:
1) fai clic sul pallino
2) scegli l'oggetto da sfogliare. nel mio caso le note a piè pagina
3) ora utilizza le freccette colorate in blu e passa così da una nota all'altra.
Ora vi lascio sperimentare: se provate a posizionare il mouse sopra altri oggetti, vedrete cosa si può fare. Per esempio, se avete delle immagini nel documento e volete cercarle, nulla di più semplice: cliccate sul quinto oggetto della prima fila e poi usate le freccette colorate.
Ma c'è molto altro che potrebbe esservi utile!
Buona revisione dei documenti!

Emanuele


Folksonomia, una parola del web 2.0



Nel post precedente abbiamo introdotto il concetto di TAG o ETICHETTA. Concetto che è assolutamente legato ad un altro termine ovvero FOLKSONOMIA.


Vediamo cosa vuol dire. Lo faremo facendoci aiutare ancora una volta da Giuliano Prati e dal suo libro "Web 2.0 Internet è cambiato" edito da UNI Service Trento - Febbraio 2007 il cui e-book  è scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://www.web-20.it/).


“[…] il concetto di folksonomia estremamente importante nell’ambito del Web 2.0. Questo neologismo derivato dal termine inglese “folksonomy”, è l’unione delle parole “folk” (popolo) e “taxonomy” (tassonomia) e sta ad indicare una forma di categorizzazione e classificazione non gerarchica dei contenuti realizzata dalla gente, nel nostro caso, gli utenti. La classificazione collaborativa viene svolta spontaneamente assegnando dei tag ai post […] E’ grazie alle informazioni aggiuntive che verranno fornite attraverso le etichette che sarà possibile eseguire delle ricerche selettive all’interno dei contenuti archiviati. È bene notare, inoltre che la folksonomia non esegue una classificazione assegnando un ordinamento gerarchico dei contenuti. Questi infatti vengono gestiti tutti sullo stesso livello dato che quando si applica la taggatura non sono solitamente definite relazioni padre-figlio tra diversi tag (es. Computer > Memoria > Ram oppure Computer > Periferiche >Monitor). Non vi è una relazione diretta tra i tag, né tanto meno una struttura di partenza.”


Per completare la definizione e capire meglio vi invito a leggere queste due definizioni di Folksonomia presenti online:



"Nel caso della tassonomia, la classificazione e l’accesso ai contenuti avviene per categorie: la struttura di classificazione è predefinita e quindi ogni concetto viene messo in relazione con più categorie/sottocategorie fissate a priori. In un contesto partecipativo che vede coinvolti migliaia di utenti, quale quelle del Web 2.0, la mancata flessibilità di questo sistema costituisce un grande problema. Di conseguenza si assiste oggi a un passaggio a un sistema che consente agli utenti di categorizzare e archiviare le informazioni liberamente e in modo collaborativo, semplicemente assegnandogli un’etichetta, una parola chiave (un tag) che consenta di ritrovarle utilizzando un motore di ricerca: grazie al sempre maggiore utilizzo dei tag da parte di chi utilizza la rete, si stanno affermando le folksonomies, cioè tassonomie e categorizzazioni generate dagli utenti in modo collaborativo. In questo modo si formano dei percorsi di navigazione dinamici basati su tag, che si vengono a creare sulla base dell’etichettatura dei contenuti scelta liberamente da parte degli utilizzatori delle applicazioni e che riflettono i modelli concettuali delle persone che li creano. Cambia quindi il ruolo degli utenti: mentre con il sistema tassonomico era il gestore del sito web a classificare le informazioni presenti nel sito, oggi è la comunità degli utenti a organizzare i contenuti della rete.
Definizione redatta da Jessica Sartori (http://www.tesionline.it/default/glossario.jsp?GlossarioID=5014)"

"E’ un neologismo derivato dal termine inglese folksonomy che descrive una categorizzazione di informazioni generata dagli utenti mediante l’utilizzo di utilizzo di parole chiave (o tag) scelte liberamente. Una Folksonomia è quindi una tassonomia creata da chi la usa, in base a criteri individuali. Questo metodo è ovviamente in contrasto con i metodi di classificazione formale, in particolare con la tassonomia classica, dove la struttura di classificazione è predefinita ed ogni concetto va messo in relazione con più categorie e sottocategorie è predefinita ed ogni concetto va messo in relazione con più categorie e sottocategorie definite a priori. Una definizione semplice di Tags può essere quella di parole chiave, metadata o nomi di categoria, Poiché i Tags non sono creati da specialisti dell’informazione, ma da utenti qualsiasi, essi non possono seguire alcuna linea guida formale. Le voci cioè possono essere categorizzate con qualsiasi parola che definisca un arelazione tra la risorsa online e un concetto nella mente dell’utente. I Tags possono quindi risultare troppo spesso ambigui, inesatti o troppo personalizzati.

Ora è chiaro.
Si tratta della classificazione generata direttamente da chi utilizza internet e non da chi lo gestisce.

Se vogliamo avere ancora informazioni è molto bello il post sulla folksonomia presente sul blog 2puntozeropertutti che può essere visualizzato facendo clic QUI.

Adesso ci manca ancora un termine, TAG CLOUD, per avere le idee un po' più chiare quando lavoriamo su internet.

Buone categorizzazioni ...


POST CORRELATI: 

domenica 22 gennaio 2012

TAG, Etichetta, parole del WEB 2.0



La parola TAG è una parola che può voler dire molte cose, così come il suo significato deve esser conosciuto da chi vuol "vivere" il web 2.0 in maniera positiva e consapevole.

Come sapete a didaLGo piace dare il giusto nome alle cose ed allora vediamo cosa sono i tag o in italiano le etichette.

Ce lo facciamo spiegare da Giuliano Prati, tramite le pagine del suo interessantissimo libro "Web 2.0 Internet è cambiato" edito da UNI Service Trento - Febbraio 2007 (l'e-book di questo libro è scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://www.web-20.it/)


"Il termine TAG, che significa “etichetta”, non è legato esclusivamente al mondo Web 2.0, ma i suoi ambiti di utilizzo sono molteplici. È possibile ad esempio citare i “tag HTML”, OVVERO GLI ELEMENTI facenti parte della sintassi del linguaggio di marcatura ipertestuale. 
[…]
In ambito Web 2.0 questo concetto viene utilizzato in associazione ai blog e al social bookmarking o, più in generale, a tutti quegli strumenti che permettono la condivisione delle informazioni. 
Dato che la comprensione del significato di un testo da parte di un applicativo informatico non è una pratica ancora così diffusa e sicura, viene data delega all’autore del post di descrivere con pochi, ma precisi termini, il suo contenuto, sia esso un testo, un video, un’immagine o quant’altro.
Per fare un esempio concreto, alcuni tag utilizzabili per descrivere gli argomenti di questo libro potrebbero essere: Web2.0, Blog, Wiki, Folksonomia, Mashup, Widget, Ajax, Feed, Xml, Comunit, Business, Buzzword, Ruby, RSS, Folksonomy.
Restando nell’ambito dei blog, ogni contenuto può essere accompagnato da un numero arbitrario di tag descrittivi
Ciò semplifica notevolmente la ricerca all’interno di un archivio, in particolar modo quando si tratta di archivi estesi con un vasto numero di documenti delle più diverse tipologie.
Si possono distinguere due diverse tecniche di taggatura (dall’inglese: “tagging” ovvero applicare un tag, una parola chiave):
-          la prima, svolta direttamente ad alto livello dagli editori/autori,
-          la seconda, realizzata alla base, ovvero dagli utenti, fruitori delle informazioni.

La taggatura del primo tipo, come già detto, prevede un’azione diretta da parte dell’autore allo scopo di descrivere quale siano i concetti chiave dei contenuti da lui inseriti. Si tratta di un’operazione svolta al termine del processo redazionale, ma prima della sua pubblicazione.

Il secondo tipo di taggatura invece, chiamato anche taggatura collaborativa (collaborative tagging), è un’operazione non più svolta dall’autore dell’articolo, ma dagli utenti che ne hanno preso visione. In questo modo si potranno utilizzare parole chiave differenti a seconda della sensibilità dei lettori che adotteranno un termine piuttosto che un altro in base ai concetti che ritengono di maggior importanza o interesse espressi nell’articolo. Sarà indubbiamente possibile che più soggetti usino i medesimi tag per descrivere un contenuto, così facendo questi acquisteranno una maggior importanza rispetto agli altri adottati e potrebbero essere presentati con un colore, una dimensione  o una collocazione diversa rispetto ai meno utilizzati, per poterli individuare più rapidamente.

Questa seconda modalità di utilizzo dei tag gestiti dagli utenti prende anche il nome di: FOLKSONOMIA."


Quindi i tag sono le etichette che gli utenti associano a ciò che pubblicano sul web per facilitare i navigatori a ritrovare le loro pubblicazioni.


Tutto chiaro?


Spero di si, comunque non è finita qui, proseguiremo con altri due post per cercare di spiegare meglio l'argomento.


A presto e buone taggature...


POST CORRELATI:
FOLKSONOMIA una parola del web 2.0
TAG CLOUD, una parola del web 2.0

lunedì 9 gennaio 2012

Evidenziare in verticale in WORD


Word è probabilmente il pacchetto applicativo più conosciuto ed utilizzato. Probabilmente tutti quelli che lo usano sanno evidenziare una porzione di testo. In pochi però sanno che si può evidenziare anche in verticale, proprio come si può vedere nell'immagine iniziale di questo post.
Come si può osservare una parte del testo è stata colorata di rosso. Per fare questo ho impiegato circa un secondo. Come ho fatto? Semplice ho evidenziato solo quella determinata zona. Come del resto si può vedere sempre dall'immagine dove è stata evidenziata una parte di alcune righe del testo.

Questa operazione si può svolgere molto rapidamente. Infatti, come praticamente tutti sanno, Word  non ci fa spezzare le righe. Ovvero quando evidenziamo se scendiamo verso il basso viene evidenziata l'intera riga sulla quale ci troviamo.
Se vogliamo evidenziare solo una parte di alcune righe dobbiamo prima di tutto tenere premuto il tasto ALT della tastiera e poi evidenziare (normalmente) tenendo premuto il tasto sinistro del mouse.

Provate. Facile no? Il trucco sta nel premere il tasto ALT prima di iniziare a evidenziare la porzione di testo.

Non sarà l'operazione più importante da svolgere in Word, ma può essere utile ed io la segnerei nella mia cara vecchia agendina.

Quindi buone evidenziature...



sabato 7 gennaio 2012

TYPEWITH.ME vuoi digitare con me?


La scrittura collaborativa è una gran bella cosa. 
Io di solito con i miei allievi utilizzo Google Documenti, anche perché ognuno di loro ha un account Google.
Ci sono però tanti altri servizi che permettono di creare un wiki documento ovvero un documento condiviso online da poter creare e modificare collaborativamente.


Uno di questi, che secondo me vale la pena segnalare, è sicuramente TYPEWITH.ME che fa della semplicità e velocità di utilizzo il proprio punto di forza.
Questo servizio online non permette grandi formattazioni o funzioni avanzate ma è semplicissimo da utilizzare e può essere usato senza nessuna registrazione e senza dover possedere alcun requisito.
Ma non è tutto. 
Si possono comunque caricare sul documento dei file in altri formati (documenti word, pdf, documenti di open office, dokuwiki e wordle e naturalmente documenti di testo e html).
La cosa simpatica è che ogni partecipante al documento condiviso può darsi un nome ed è possibile rivedere passo per passo come è si è sviluppato il documento attraverso un filmato. 


Il documento condiviso può essere condiviso attraverso un indirizzo url specifico oppure può essere inserito nel proprio sito o blog grazie al codice embed offerto o ancora tramite il QR code anche questo autogenerato dal servizio online.


Quindi un servizio semplice ma assolutamente completo e adattissimo per far prendere appunti in maniera collaborativa ai nostri allievi o per farli lavorare a distanza o in presenza in maniera cooperativa.


Come si usa? Semplicissimo.
Basta raggiungere l'url del servizio online: clicca QUI.
La home page, molto spartana ci chiede di inserire il nome del nostro nuovo documento condiviso o PAD. Possiamo scegliere un nome qualsiasi e quindi fare clic su OK.
Ci apparirà la videata in cui inserire e gestire il nostro documento condiviso.
Il servizio ci accoglie con un breve testo che dice: 
Welcome to WillYou.TypeWith.Me!
This pad text is synchronized as you type, so that everyone viewing this page sees the same text. This allows you to collaborate seamlessly on documents!
Benvenuti a WillYou.TypeWith.Me!
Questo testo pad è sincronizzato durante la digitazione, in modo che chiunque visualizzando questa pagina veda lo stesso testo. Ciò consente di collaborare in modo trasparente sui documenti! 
Non dobbiamo far altro che iniziare a scrivere. 
Se vogliamo che qualcuno componga con noi il testo, basta che gli inviamo l'indirizzo web del nostro Typewithme documento.
Questo servizio non è tradotto in italiano ma il suo uso non ne risente.
Facile no?

Da inserire nella nostra cassettina degli attrezzi.

Buona condivisione...